China 2020, fisherman with cormorant of Dong ethnicity
Progetto · 2020

Miao e Longhorn

Cina · 2020

Gennaio 2020. A Wuhan, mille chilometri a nord, qualcosa di nuovo sta cominciando, ma il mondo non lo sa ancora. Mi fermo a Xingping una mattina sola: i pescatori con i cormorani sul fiume Li posano per chi viene a fotografarli. Non è quello che sono venuto a cercare. Salgo sull'autobus per il Guizhou occidentale.

Suojia è un piccolo gruppo di villaggi sulle montagne delle contee di Liuzhi e Zhijin. Ci vivono i Changjiao Miao — i Miao dalle Corna Lunghe — uno dei cento rami della grande famiglia Miao. Cinquemila persone, dodici villaggi, una lingua orale e una storia che hanno deciso di portare sul capo.

L'acconciatura cerimoniale delle donne è una struttura di legno o corno animale attorno a cui si avvolgono i capelli della donna, lana, lino — e i capelli delle sue antenate. La matassa passa di generazione in generazione, si arricchisce a ogni morte di famiglia. Pesa tre chili. Per montarla servono trenta minuti e quattro mani.

La prima volta che vedo una donna vestirsi per la festa, sua suocera le sistema il nodo. Quando mi guarda — è il momento in cui premo lo scatto — non c'è curiosità nei suoi occhi, e neppure stanchezza. C'è la consapevolezza di portare addosso il peso delle generazioni precedenti, letteralmente.

I figli più giovani prendono l'autobus per Shenzhen alla prima occasione. La cultura Longhorn è sul registro nazionale del patrimonio immateriale: una protezione triste, il riconoscimento che il movimento naturale delle cose andrebbe in un'altra direzione. Le donne lo sanno benissimo. Si vestono lo stesso.